Bitcoin sempre meno conveniente per i cybercriminali

By | 26 dicembre 2017

Carder's Paradise e i pagamenti in Bitcoin

Il bitcoin – che molti identificano erroneamente come la moneta del mondo underground – sta diventando sempre meno conveniente, in particolare per i delinquenti che comprano e vendono carte di credito rubate. Il motivo non è, come si potrebbe immaginare, il fatto che le tecniche investigative di bitcoin forensics stanno evolvendosi e portando sempre più spesso a risultati tangibili ma, semplicemente, il fatto che le commissioni da pagare per le transazioni sono diventate così alte da superare talvolta il costo dei beni stessi.

Il problema è noto agli addetti ai lavori – che spesso ormai al Bitcoin preferiscono altre monete matematiche per gli scambi quotidiani – ma per la prima volta emerge come a patirne non siano soltanto gli utenti della rete quanto anche i criminali, in particolare quelli che commerciano in credenziali e carte di credito rubate che vengono vendute per pochi dollari nel dark web.

E’ Brian Krebs a riportarlo in un suo recente articolo, dove racconta di come il “Carder’s Paradise”, uno degli shop più noti nell’ambito della compravendita di carte di credito rubate, abbia di recente chiesto ai suoi utenti di non utilizzare i bitcoin per ricaricare il proprio conto. Il motivo è che in alcuni casi i gestori si sono ritrovati a pagare 5 dollari di commissioni di transazione transazioni per ogni dollaro depositato, nel momento in cui hanno dovutp rigirare le cifre spese dai compratori verso i wallet dei venditori di carte rubate. I gestori del dark market hanno chiesto agli utenti di utilizzare cryptovalute come il Litecoin, riservando a chi volesse continuare a pagare in Bitcoin tariffe più alte e importi di ricarica minimi.

Il motivo è che le commissioni per le transazioni transazioni bitcoin (note come “transaction fee”) hanno raggiunto cifre rilevanti penalizzando in particolare i trasferimenti di piccole somme, per le quali in diversi casi il costo da pagare al “minatore” è uguale a quello da pagare per grandi somme. Se si cerca di risparmiare riducendo l’importo della commissione, il risultato è che la transazione rischia d’impiegare giorni per essere confermata o persino di essere annullata dopo essere rimasta bloccata per tempi che, per un dark market ma non solo, sono penalizzanti.

La minaccia delle tariffe più alte e degli importi di ricarica minimo per gli utenti che volessero continuare a usare il Bitcoin ha sollevato le proteste dei clienti che – come racconta sempre Krebs – hanno fatto sì che il black market facesse marcia indietro, decidendo di abbassare i prezzi delle carte di credito rubate piuttosto che penalizzare gli acquirenti.

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